François Décorchemont

F. Decorchemont. Vaso "Papillons" 1905, H 23,3 cm.

François Décorchemont (1880-1971), figlio di scultore, diplomato all'Ecole des Arts Décoratifs di Parigi all'inizio del secolo, si dedica alla pittura e alla scultura, iniziando ad esporre nei vari Saloni parigini a partire dal 1903. Artista che cerca di esprimersi attraverso la terza dimensione, non amante delle fusioni in bronzo, studia nuove materie e nuove tecniche, concentrando il suo interesse sul vetro, e dopo lunghe ricerche alchemiche, si avventura nella via più lunga e più ardua per approdare infine alla famosa pate de verre. A Conches, in Normandia, attrezza l'atelier con un primo forno a petrolio che egli stesso costruisce (in seguito diventeranno quattro) e apre così una nuova importante era per la pâte de verre. Durante tutta la sua lunga vita si consacra a quest'arte e produce opere in costante evoluzione. Ogni maestro di questa tecnica ha un suo personale procedimento: Décorchemont, dopo l'esecuzione del modello e del suo stampo, superate le difficoltà di elaborare i vetri colorati resi in polvere, in un primo tempo lavora i suoi pezzi in più riprese: dopo una prima cottura di solidificazione, li estrae, li corregge e li ricuoce. A poco a poco migliorando la sua tecnica giunge a fabbricare l'opera con una sola cottura di 24 ore a 1.600"C a cui fa seguire un raffreddamento lento e progressivo di 4 o 5 giorni nel forno; la finizione richiede poi la tecnica manuale della mola per togliere rugorosità e sbavature, operazione che esige una lunga applicazione. Questa non è la sua ultima esperienza: a partire dal 1910 sperimenta ed applica anche il procedimento della cera persa. Pertanto d'ora in poi l'artista crea sia esemplari unici, sia modelli riprodotti 10-15 volte, eccezionalmente per alcuni arriva a 100 copie; in totale nel corso della sua annosa carriera ha eseguito all'incirca 500 modelli giungendo a realizzare ben 5.000 opere in pasta di vetro. Le sue prime paste di vetro, di aspetto delicato, comparabili alle creazioni di Dammouse, sono molto più vicine alla pate d'emaille che alla pate de verre. Dopo il 1910 la pate di Décorchemont, ora a base di cristallo, permette realizzazioni semi-trasparenti in una materia marbré traslucida, più solida e più spessa. Dal 1914, allontanandosi dal decoro Art Nouveau, attraverso una stilizzazione più personale delle forme, realizza opere con o senza decoro figurativo. Appassionato della flora e della fauna, colleziona insetti rari ed esegue calchi di piante ornamentali da cui trae ispirazione; con fiori e animali crea putti e maschere, raramente statuine.

G. Decorchemont. "Gobelet danseuses" (modèle 250, exemplaire A291). 1925 H. 13 cm.

Negli anni Venti il suo lavoro è ad una svolta: le caratteristiche del decoro aderiscono ai canoni dell'Art Déco, i motivi si sviluppano intorno ai vasi, alle coppe e potiches con deboli ma raffinati rilievi contrassegnati da colori pittorici, l'ambra, il rosa, il viola, il blu o il verde.
Espone fin dall'inizio della sua attività in permanenza alla Galleria Georges Rouard di Parigi e partecipa a mostre ufficiali; la consacrazione avviene nel 1925 all'Exposition Internationale des Arts Décoratifs di Parigi, e nel 1926 è insignito della Légion d'Honneur. Hanno inizio nel 1932 le creazioni monumentali, quando realizza le prime vetrate per le chiese normanne. Per queste
mette a punto un'originale tecnica: fonde la pasta di vetro in pannelli a decoro figurativo a basso rilievo, che salda tra di loro seguendo la linea del disegno con fini colate di un cemento speciale invece del piombo tradizionale. È del 1935-38 la realizzazione delle imponenti vetrate
della chiesa di Sainte-Odile di Parigi, un insieme di 300 mq in pasta di vetro. L'esecuzione delle vetrate resta la sua attività principale anche tra il 1945 e il 1970, che intervalla realizzando vasi o coppe in pasta monocroma dalle forme robuste, spogliate da ogni fioritura decorativa.
Le lettere e i numeri che affiancano la firma "Décorchemont", inserita in un elemento a forma di conchiglia o a ferro di cavallo, permettono la datazione delle sue opere.

 

Franco Borga - Gennaio 2005

 

 

Vai a Home